Rifondazione per la Sinistra - Caserta

Questo è il blog di Rifondazione per la Sinistra della provincia di Caserta.
Rifondazione per la Sinistra è un’area programmatica, politica e culturale di sinistra.
Nasce dal documento “Manifesto per la Rifondazione” presentato al 7° congresso di Rifondazione Comunista e con prima firma Nichi Vendola.
Ha l’ambizione di raccogliere al suo interno persone e soggetti provenienti da differenti organizzazioni e diversi percorsi politici.
Ha come obiettivo l’avvio di un processo costituente di un nuovo soggetto politico della sinistra.

scriveteci all'indirizzo casertapervendola@gmail.it

domenica 28 settembre 2008

Rifondazione per la sinistra si fa associazione Vendola lancia il «tesseramento oltre il Prc»

da Liberazione di Angela Mauro

«Scissione, scissione...». Il coretto a un certo punto parte, timido, dal centro della platea.
E' solo sussurrato, quanto basta per farsi sentire. E' un'ora che Nichi Vendola parla sul palco della festa della sua area nel Prc, Rifondazione per la sinistra (Rps) che a Roma in questi giorni si è data appuntamento per dibattiti ed eventi vari al Parco Brin della Garbatella, storico quartiere della capitale. Parole, dal governatore della Puglia che insiste sul «problema di ricerca di vocabolario per la sinistra», sconfitta dalla «mafia delle parole della tv». Parole, ma il pubblico (almeno una parte delle centinaia di persone raccolte sotto il tendone allestito al parco Brin) attende quella fatidica che indicherebbe la separazione definitiva dalla maggioranza di Rifondazione che ha vinto il congresso di Chianciano. Scissione. Ma Nichi non la pronuncerà.
Lo sente dal palco il suggerimento, l'attesa della platea. Non glissa. «Dentro o fuori il partito? Ritengo più urgente rispondere ad altre domande: cosa facciamo, quali sono i pezzi di nuova sinistra che vogliamo mettere insieme...». Insomma, pazienta il leader di Rps, «non c'è un'ora X per la costituente di sinistra», ma «bisogna mettersi in cammino per trovare quelle "belle bandiere" capaci di raccogliere gente, perchè io non mi impicco ad una bandiera, ad un simbolo, ad una nostalgia: voglio una sinistra che trasformi il mondo». La critica ai coinquilini nel partito, a «chi fa politica come se fosse una seduta spiritica per rievocare spettri da idolatrare», c'è tutta. Ma per il momento il passo più concreto che Rps è decisa a compiere è, spiega Vendola, «costituirsi in associazione e avviare un proprio tesseramento oltre i confini del Prc». Il resto è «costruire ponti, dire tutta la verità anche sul Pd che è troppo governista, che esce da destra dalla crisi della sinistra, basta con il tempo delle menzogne a fin di bene (leggi Pci, ndr.), ma non bisogna rinunciare ad una cosa più larga che si opponga alle destre». In sala c'è Vincenzo Vita di "A sinistra", associazione nel Pd. Annuisce: «Il punto è favorire il «dialogo tra le opposizioni, tra le diverse piazze delle opposizioni a Berlusconi». Ieri, quelle organizzate dalla Cgil: al tendone del parco Brin parla anche Guglielmo Epifani, sullo schermo, in differita da piazza Farnese. L'11 ottobre, la piazza della sinistra: «Dipende da noi farne un appuntamento non residuale, non identitario», indica Vendola. E poi quella del 25 ottobre, promossa dal Pd. «L'Italia - osserva il governatore pugliese - non ha bisogno di piazze contrapposte». Dialogo, come quello che l'europarlamentare Roberto Musacchio tenta in Europa con il Pse contro la direttiva sull'allungamento dell'orario di lavoro. Anche in questo caso si invoca la piazza comune: «Manifestazione unica delle opposizioni, facciamo a Bruxelles quello che non è riuscito in Italia», dice Musacchio.
Più che un appuntamento di Rifondazione per la sinistra, questa prima assemblea nazionale dell'area Vendola sembra già un evento/esperimento della "sinistra" in senso largo. C'è gente di Sd, del Pdci (mozione Belillo), militanti sparsi. Non serve fare l'elenco dei big. Come dice la moderatrice dell'assemblea, Patrizia Sentinelli, «qui sono tutte persone autorevoli». Si sa che bisogna uscire dal tendone. «Farsi attraversare dalla pioggia» (incita Vendola) di una società inondata da un «analfabetismo che non è dovuto al non accesso alle informazioni, ma ad un eccesso di informazioni senza profondità»,spiega Scipione Semeraro. La pioggia, a un tratto, arriva davvero, scrosciante sul tendone. E la realtà bussa ai capannelli raccolti vicino all'irriverente bar allestito per la festa, che addirittura trasforma i big in cocktail (un "Bertinotti" è whisky più amaretto, un "Vendola" è whisky più martini rosso, e così via, tutto a 2 euro). «A Foggia hanno sparato ancora...», si dicono due. Altri si scambiano i contatti per future mobilitazioni sulla scuola, contro la ministra Gelmini. Dal palco Filippo Miraglia dell'Arci, Claudio Fava e non solo loro parlano di Castelvolturno, quell'esperimento malridotto di convivenza tra immigrati e nativi colpito dalla strage di Camorra dieci giorni fa. «Lì l'unica opposizione alla criminalità sono gli immigrati e i preti della Caritas», dice il leader di Sd che ci è appena stato nel casertano. «Ma quale guerra tra bande o guerra civile - urlerà poi Vendola - Nè Maroni, nè La Russa: la Camorra vive grazie alla connivenza con le istituzioni e con certa politica». E preme anche la realtà dei tagli all'editoria voluti da Tremonti: è solidarietà indiscriminata ai più colpiti, Liberazione , il manifesto .
Sembrerebbe chiaro a tutti, al tendone, che la logica da Transatlantico per il momento va accantonata. «Ago e filo, squadra e compasso: dobbiamo ragionare sui motivi di una sconfitta che viene da lontano», dice Vendola, particolarmente colpito, forse "sopraffatto", dalle domande della femminista storica Maria Luisa Boccia: «Come si fa a inserire nel pensiero della sinistra del XXI secolo le parole del femminile e i silenzi del maschile?». Ricerca al via. «Qui e ora i cantieri della nuova sinistra», esorta Vendola. «E se nel mio partito prevarrà la voglia di unità dei comunisti (Prc più Pdci) la contrasteremo». Le parole volano sulle europee, sapendo che «il problema non è solo lo sbarramento elettorale, che va comunque contrastato, ma quanto lo sbarramento sociale», continua Vendola. E poi le preferenze: «No all'abolizione, ma se il disegno del governo dovesse passare, chiederemo al Prc di comporre le liste con una consultazione democratica sul territorio».

venerdì 26 settembre 2008

LE BELLE BANDIERE La sinistra del presente si mette in cammino

Il 27 settembre, a Roma,
l’area programmatica “Rifondazione per la Sinistra” ha inaugurato la sua prima assemblea nazionale pubblica, dal titolo “Le belle bandiere: la sinistra del presente si mette in cammino”.


Il documento politico

La netta vittoria politica delle destre e la contemporanea sconfitta elettorale della sinistra, la sua frantumazione dopo un infelice tentativo di unità, i limiti evidenti comparsi nella breve stagione congressuale della scorsa estate, lasciano aperti e irrisolti due grandi problemi: l’organizzazione di un’opposizione sociale, politica e culturale al governo Berlusconi e la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra. Che le due questioni siano tra loro profondamente intrecciate, nei temi e nei tempi, è cosa evidente, tranne per chi ha confuso la critica alla politica con la fuga dalla medesima. Come questo può avvenire è invece il tema principale della nostra ricerca.
Una ricerca tanto più urgente e necessaria, quanto più diviene chiaro il paradosso in cui siamo immersi. Da un lato il processo di globalizzazione attraversa un periodo di profonda crisi, della quale gli aspetti della finanza, della società, dell’ambiente, della geopolitica , delle istituzioni interne e internazionali, delle teorie politiche neoliberiste, sono sotto gli occhi di tutti. Dall’altro lato la sinistra italiana, ma si può ben dire di larga parte dell’Europa, macina sconfitte, annaspa nel vuoto, è percorsa da profonde crisi di identità. La sinistra rischia di sparire proprio quando i suoi avversari storici sono scossi fin dalle fondamenta.
I congressi di partito o gli analoghi appuntamenti di questa estate, pur nella loro diversità nelle premesse e negli esiti, mostrano un tratto comune: i progetti che emergono non vanno al di là di qualche mese, al massimo si spingono fino alle soglia delle prossime scadenze elettorali, amministrative e europee, della prossima primavera. La sinistra appare cioè prigioniera, più che immersa, di un presente che ne esalta l’autoreferenzialità. Così non si può stare. In questo modo non nasce niente. La sinistra del presente deve mettersi in cammino, cercando la direzione giusta. Per questo ci è indispensabile l’analisi delle nuove contraddizioni. Solo dallo sforzo della risoluzione dei nuovi problemi del XXI secolo può rinascere una sinistra che dia una risposta alla tremenda crisi di civiltà che fa da sfondo a tutte le vicende contemporanee. Una sinistra quindi senza aggettivi, memore del passato ma non prigioniera di esso e delle sue categorie, una sinistra capace di produrre senso, non solo di cercare consensi.
In questi decenni il capitalismo ha prodotto una grande rivoluzione conservatrice. Rivoluzione perchè
i cambiamenti sono stati radicali, sia a livello produttivo, che sociale, istituzionale e comportamentale. Conservatrice perché l’esito, nel mondo e nei singoli paesi, è che chi era più ricco lo è ancora di più e chi era più povero ha ancora di meno. Le ragioni politiche e sociali di una sinistra ci sono tutte e così le sue nette discriminanti con la destra. L’ipotesi di occupare un mitico centro è solo un’illusione del quadro politico che non trova fondamento nella realtà sociale. Per questo riteniamo che la scommessa che ha animato la nascita del Partito democratico sia perdente e lascia un grande vuoto a sinistra. Ma questo non può essere riempito senza una forte soggettività di pensiero e di azione. La disgiunzione fra pensiero e ricerca politica e azione e movimento sociale è letale per entrambi. E’ un pericolo concreto se , di fronte all’attuale sconfitta, prevalesse una scelta contemplativa o un generico ribellismo.
Per intraprendere questo cammino la sinistra ha bisogno di umiltà e coraggio. L’umiltà di chi sa di non avere delle risposte precostituite e il coraggio di chi è consapevole che delle scelte vanno fatte. Per tutte queste ragioni l’area programmatica Rifondazione per la Sinistra, riprende il suo percorso, dopo il congresso di Chianciano, aprendo una riflessione pubblica su grandi temi quali quelli dei cambiamenti che intervengono nel sistema capitalistico mondiale, con il passaggio del suo baricentro da Ovest a Est ed i conseguenti sommovimenti geopolitici in atto che coinvolgono anche lo scacchiere geografico europeo; che interessano la struttura e la composizione sia del lavoro che del capitale, precarizzando il primo e finanziarizzando sempre più il secondo; che concernono i processi di svuotamento della democrazia e di tecnicizzazione dei sistemi di governo; che si configurano nelle nuove modalità di produzione di senso e di gestione del sapere.
Sappiamo che in questa ricerca non siamo soli. La crisi della sinistra non ha cancellato l’esistenza di centri di iniziativa politica e di produzione culturale. Da questi ci giungono idee, tracce di ricerca, indicazioni di approfondimento, oltre che la preziosa disponibilità a partecipare in prima fila alla costruzione di un’opposizione alle destre. Raccogliere e mettere a confronto questi lavori è un passo decisivo nel processo costituente di una nuova sinistra. Per questo la discussione che proponiamo sarà aperta e non circoscritta ad ambiti partitici. Non è l’identità del passato che cerchiamo, ma quella del futuro.
Pier Paolo Pasolini scriveva negli ultimi giorni del 1962, su Vie Nuove , presentando una prima versione della sua famosa poesia (che pubblicherà nel testo definitivo l’anno successivo) dedicata alle bandiere rosse, “le belle bandiere degli Anni Quaranta” che sventolavano “una sull’altra” il cui ricordo si contrapponeva, nella mente del poeta, al brutto “biancore” del neocapitalismo degli anni sessanta:
“ E’ un ricordo del periodo più bello, e determinante, di una vita. E’ finito, bisogna sapere ricominciare. ”
Non abbiamo trovato parole migliori per dire con quale spirito vogliamo riprendere il cammino.