Rifondazione per la Sinistra - Caserta

Questo è il blog di Rifondazione per la Sinistra della provincia di Caserta.
Rifondazione per la Sinistra è un’area programmatica, politica e culturale di sinistra.
Nasce dal documento “Manifesto per la Rifondazione” presentato al 7° congresso di Rifondazione Comunista e con prima firma Nichi Vendola.
Ha l’ambizione di raccogliere al suo interno persone e soggetti provenienti da differenti organizzazioni e diversi percorsi politici.
Ha come obiettivo l’avvio di un processo costituente di un nuovo soggetto politico della sinistra.

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martedì 14 ottobre 2008

11 ottobre: oltre alla nostalgia, in piazza c'è anche la sinistra

di Franco Giordano

La sinistra c’è. Non bastano leggi elettorali truffaldine o trovate furbette come il voto utile per cancellare le istanze e le speranze, le necessità e i sogni, di milioni di persone. Le alchimie istituzionali possono, violentando i criteri fondanti della democrazia reale, togliere a quei milioni di persone il diritto alla rappresentanza, non quello all’esistenza e alla lotta. La sinistra c’è. Lo ha provato sabato scorso a Roma.
Non lo hanno dimostrato i suoi malridotti partiti, i gruppi dirigenti, i ceti politici. Lo ha dimostrato il suo popolo, riempiendo aldilà di ogni previsione le strade della capitale, riempiendo con i mille canali della comunicazione spontanea il vuoto dell’informazione mediatica. Anche questo ha dimostrato l’11 ottobre di Roma: che neppure la strategia del silenzio con la quale i grandi media hanno cercato e cercano di soffocare la sinistra sociale e politica è invincibile. Abbiamo la forza e i mezzi per infrangere da soli quel muro di silenzio.
Ai diktat di una comunicazione verticale e abituata alla massima promiscuità col potere possiamo opporre una comunicazione di tipo opposto. Orizzontale, autonoma, dal basso.La sinistra c’è, e la sua presenza massiccia e combattiva è l’elemento significativo, per le sorti dell’intero paese che la giornata di sabato. Di fronte a questo dato non avrebbe molto senso mettersi a discutere sui caratteri di quella grande manifestazione. I giornali hanno parlato di “giornata dell’orgoglio comunista” e c’era davvero anche questo nelle strade della capitale, c’era l’orgoglio e la rabbia di chi si sente sottoposto a un assedio feroce, di chi reagisce sbandierando la propria identità a chi vorrebbe desertificare una volta per tutte l’intera sinistra: la sua rappresentanza, la sua cultura, la sua storia.
Ma c’era molto, moltissimo altro. Insieme alla rivendicazione del passato, perché questo e non altro è l’orgoglio identitario, c’era il desiderio e l’attesa del futuro. Insieme alla manifestazione della propria esistenza c’era la richiesta imperiosa di tornare a contare, a pesare sui destini di questo paese, a influenzare con la forza del proprio impianto culturale e della propria idea di società alternativa anche quelli che con la sinistra ritengono di aver poco a che spartire. C’era la voglia di non farsi chiudere in un ghetto.
Ma qualcosa, in quella pur importantissima giornata, invece non c’era, e sarebbe miope fingere di non essersene accorti. Non c’erano, o c’erano in misura minima, quelli che avevano manifestato il giorno prima in tutte le città d’Italia: gli studenti. E non c’erano i professori, gli operai impegnati a fronteggiare un attacco che mira a smantellare il caposaldo stesso della loro rappresentanza, il contratto nazionale. Non c’erano, anzi non c’erano ancora, i conflitti reali.
E’ un rischio grosso, esiziale, quello della separazione tra rivendicazione politica e conflittualità sociale. Se si determinasse uno scarto incolmato, allora sì che si potrebbe davvero parlare di manifestazioni identitarie. Non dobbiamo permetterlo, e meno di tutti deve permetterlo chi si propone un obiettivo tanto ambizioso quanto la costruzione di una nuova soggettività della sinistra, capace di revocare l’egemonia che il capitalismo esercita oggi in ogni campo: sociale, politico, culturale.
Dobbiamo sapere che quel soggetto o nascerà nel vivo dei conflitti sociali che sono alle porte, intrecciando da subito politica o e conflittualità sociale, o non nascerà affatto. E dobbiamo sapere che o la sinistra riuscirà a costruire subito un nesso forte tra momenti come quello di sabato scorso e le mille espressioni diffuse del conflitto sociale, oppure la sua partita sarà persa in partenza.

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