Il limite è l'obbedienza?
di Piero Sansonetti
Mi pare che Alberto Burgio sostenga tre idee fondamentali. Le riassumo (il meno faziosamente possibile). La prima è che l'autonomia di ogni giornale è giusta ma deve essere relativa. Non esiste autonomia assoluta. E i limiti di questa autonomia sono due: il mercato e la proprietà.
La seconda idea è che l'autonomia è da salvaguardare solo quando c'è accordo tra giornale e proprietà (nel nostro caso tra giornale e partito, in altri casi tra giornali e imprenditori privati) altrimenti non serve a niente, non funziona, crea danni. E le persone responsabili devono rendersi conto di questo principio di realtà, se non vogliono restare bambini un po' scemetti.
La terza idea è che questo accordo, questa comunione di pensiero tra giornale e proprietà (e partito) esisteva - nel caso di Liberazione - prima del congresso di Chianciano, ma ora non esiste più, o almeno non esiste su alcune questioni fondamentali, e quindi «il giocattolo non funziona più».
Provo a rispondere a Burgio. Sul primo punto non ho molto da dire. La mia idea è diametralmente opposta alla sua. Sono da sempre convinto che l'informazione esiste ed è libera - e dunque garantisce il funzionamento della democrazia - solo se si sottrae alle regole del mercato e della proprietà. Penso che l'informazione sia una sorta di «servizio pubblico democratico» e non una attività commerciale e neppure l'espressione di una attività politica. Vado ripetendo queste cose da anni, ci ho costruito sopra tante battaglie, già dai tempi dell' Unità . E' difficile che ora, sul filo dei sessant'anni, possa rassegnarmi alla vittoria di quello che Burgio chiama il principio di realtà, cioè la legge del comando, del potere. Non so se la difesa di queste posizioni sia segno di fanciullezza, ma se lo è non me ne vergogno. Il vecchio Pci queste cose le aveva capite.
Sul secondo punto (e anche sul terzo) avrei molte cose da obiettare. Certo che tra il giornale e il partito proprietario ci deve essere una area vasta di idee comuni. Penso che ci sia. Cito qualche tema: l'immigrazione, i diritti dei lavoratori, la lotta tra salari e profitti, il femminismo, l'ambientalismo, la democrazia come lotta alle gerarchie e al potere, il garantismo, l'antifascismo, la giustizia sociale, la libertà sessuale e la libertà della cultura, la battaglia contro una società subordinata al capitale, i diritti delle donne, la laicità dello Stato...
Su questi temi esiste l'assonanza politica. E in genere Liberazione è all'avanguardia (su posizioni un po' più radicali di quelle del partito, ma questo è normale). Non sono i temi fondamentali? Gli argomenti sui quali bisogna parlare alla società? O invece l'argomento fondamentale è il tipo di organizzazione che si dà la sinistra, e il partito della Rifondazione? Se la risposta è la "seconda che ho detto", vuol dire che non avevo capito qualcosa, e in questo caso è giusta la richiesta di Burgio e cioè quella di porre all'ordine del giorno il problema della direzione di Liberazione.
Credo che Burgio e altri (molti altri che in questi giorni stanno scrivendo articoli a valanga, interventi nei siti web, petizioni, eccetera, contro il giornale e contro di me) farebbero bene a uscire allo scoperto e a porre formalmente la questione: «Vogliamo cambiare il direttore di Liberazione». Altrimenti diventa una discussione finta e da paurosi.
La seconda idea è che l'autonomia è da salvaguardare solo quando c'è accordo tra giornale e proprietà (nel nostro caso tra giornale e partito, in altri casi tra giornali e imprenditori privati) altrimenti non serve a niente, non funziona, crea danni. E le persone responsabili devono rendersi conto di questo principio di realtà, se non vogliono restare bambini un po' scemetti.
La terza idea è che questo accordo, questa comunione di pensiero tra giornale e proprietà (e partito) esisteva - nel caso di Liberazione - prima del congresso di Chianciano, ma ora non esiste più, o almeno non esiste su alcune questioni fondamentali, e quindi «il giocattolo non funziona più».
Provo a rispondere a Burgio. Sul primo punto non ho molto da dire. La mia idea è diametralmente opposta alla sua. Sono da sempre convinto che l'informazione esiste ed è libera - e dunque garantisce il funzionamento della democrazia - solo se si sottrae alle regole del mercato e della proprietà. Penso che l'informazione sia una sorta di «servizio pubblico democratico» e non una attività commerciale e neppure l'espressione di una attività politica. Vado ripetendo queste cose da anni, ci ho costruito sopra tante battaglie, già dai tempi dell' Unità . E' difficile che ora, sul filo dei sessant'anni, possa rassegnarmi alla vittoria di quello che Burgio chiama il principio di realtà, cioè la legge del comando, del potere. Non so se la difesa di queste posizioni sia segno di fanciullezza, ma se lo è non me ne vergogno. Il vecchio Pci queste cose le aveva capite.
Sul secondo punto (e anche sul terzo) avrei molte cose da obiettare. Certo che tra il giornale e il partito proprietario ci deve essere una area vasta di idee comuni. Penso che ci sia. Cito qualche tema: l'immigrazione, i diritti dei lavoratori, la lotta tra salari e profitti, il femminismo, l'ambientalismo, la democrazia come lotta alle gerarchie e al potere, il garantismo, l'antifascismo, la giustizia sociale, la libertà sessuale e la libertà della cultura, la battaglia contro una società subordinata al capitale, i diritti delle donne, la laicità dello Stato...
Su questi temi esiste l'assonanza politica. E in genere Liberazione è all'avanguardia (su posizioni un po' più radicali di quelle del partito, ma questo è normale). Non sono i temi fondamentali? Gli argomenti sui quali bisogna parlare alla società? O invece l'argomento fondamentale è il tipo di organizzazione che si dà la sinistra, e il partito della Rifondazione? Se la risposta è la "seconda che ho detto", vuol dire che non avevo capito qualcosa, e in questo caso è giusta la richiesta di Burgio e cioè quella di porre all'ordine del giorno il problema della direzione di Liberazione.
Credo che Burgio e altri (molti altri che in questi giorni stanno scrivendo articoli a valanga, interventi nei siti web, petizioni, eccetera, contro il giornale e contro di me) farebbero bene a uscire allo scoperto e a porre formalmente la questione: «Vogliamo cambiare il direttore di Liberazione». Altrimenti diventa una discussione finta e da paurosi.
Nessun commento:
Posta un commento